Il Bitto rilancia sulla qualità

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Tutto pronto per la 115^ edizione della Mostra del Bitto (Morbegno, sabato 15 e domenica 16 ottobre), la kermesse che premia le migliori forme di Bitto Dop, Valtellina Casera Dop, Scimudin e Latteria nel concorso organizzato dal Consorzio di tutela formaggi Valtellina Casera e Bitto Dop – CTCB. Saranno un centinaio le produzioni casearie in lizza, che concorreranno per il premio del miglior Bitto 2022 e di un anno, il miglior Valtellina Casera, nelle due stagionature, il miglior Scimudin e il miglior Latteria, giudicate da una commissione di 25 giurati esperti (premiazione il 16 ottobre, alle 20.30).

L’impatto dell’estate anomala

Nell’occasione si farà il punto sulla stagione estiva appena conclusa, che ha coinvolto per il Bitto 52 produttori, circa tremila bovine da latte, oltre 300 capre e 10 stagionatori.

“Una stagione non semplice – afferma il presidente del CTCB, Marco Deghi – caratterizzata da una siccità duratura e pressante. Il caldo ha comportato un anticipo del carico degli alpeggi, di circa una settimana, ma anche una riduzione della quantità di latte prodotto e conseguentemente di formaggio. Ci aspettiamo una riduzione quantitativa nell’ordine del 10%, in un momento economico difficile per i produttori. Un fenomeno, quello della stagione calda e particolarmente siccitosa, che ha ridotto i quantitativi ma non intaccherà la qualità, grazie al piano di rilancio per il Bitto DOP avviato nel consorzio dal 2019 che ha visto l’introduzione di misure più rigide sul controllo qualità richieste in autoregolamentazione dai produttori stessi e un’assistenza da parte del CTCB e di un tecnologo e casaro esperto agli alpeggi aderenti al progetto”.

Migliorare la qualità del Bitto

Il piano promosso dal CTCB, basato su parametri oggettivi (ettari di alpeggio per numero di vacche da latte portate in montagna), prevede una sperimentazione organolettica delle forme prodotte nei diversi mesi estivi (giugno/luglio/agosto e settembre) con una commissione ad hoc di degustazione, per valutare le caratteristiche del formaggio e supportare i produttori in un percorso qualitativo.

“Si tratta di piccoli aggiustamenti – continua Deghi – soprattutto sulla fase produttiva, dai tempi di cagliata alla scelta delle temperature, che possono portare un grande apporto di qualità al prodotto, come dimostrano le 120 degustazioni attuate fino a oggi dalla commissione interna, che ha valutato le caratteristiche dei formaggi che hanno aderito alla sperimentazione. La scelta di migliorare il profilo organolettico e di gusto di questo formaggio pagherà nel lungo periodo in termini di valore di prodotto e remuneratività”.