La Stafforella

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Zona geografica di origine e di produzione

La Stafforella è un prodotto artigianale e la zona geografica di produzione era originariamente S. Margherita Staffora (PV), per poi spostarsi nel 1982 a Rivanazzano Terme (PV), a fondo della Valle Staffora. Con il passare del tempo, la raccolta del latte della vallata continuava, ma le quantità andavano gradualmente diminuendo a causa dell’abbandono delle stalle da parte della popolazione rurale: attualmente la produzione casearia avviene attraverso la lavorazione di latte acquistato da centri di raccolta con stalle situate nel territorio di Sant’Angelo Lodigiano (Lodi) e Caldirola (Alessandria). Il marchio stampato sulla carta che avvolge le caciotte e che rappresenta, in colore blue, un pascolo, è lo stesso dal 1952, anno in cui il Caseificio produceva solo burro e una caciotta in forme da un chilo e mezzo per il mercato di Voghera, poi richiesta in forme più piccole e battezzata “Stafforella”. Questa scelta è voluta a testimonianza dell’origine semplice e genuina di un formaggio nato, prodotto e ancora presente nel territorio d’origine. Il nome, di fantasia, è stato depositato presso la Camera di Commercio nell’aprile 1983. Nel quadro delle iniziative dirette alla promozione e alla valorizzazione delle tradizioni e delle eccellenze, la Stafforella ha ricevuto dall’Amministrazione comunale di Rivanazzano Terme, in occasione del sessantesimo anniversario di attività del Caseificio F.lli Cavanna, il riconoscimento della De.C.O. (Denominazione di Origine Comunale) per aver mantenuto inalterati il processo di produzione, gli ingredienti e l’incarto a mano tradizionale. Inoltre, nell’edizione 2012 del Concorso Caseario di Pandino, intitolato a San Lucio, protettore dei casari, la Stafforella del Caseificio Fratelli Cavanna si è confermata vincitrice di categoria: un primo posto che si aggiunge al secondo posto conquistato nell’edizione del 2010.

Vincoli con l’ambiente

Storico

I primi documenti scritti, riguardanti il territorio dell’attuale Valle Staffora, risalgono al secolo IX d.C. Quindi, per ricostruire la storia anteriore a questo secolo, occorre sostanzialmente rifarsi ai documenti e alle testimonianze offerte, in genere, da materiale geologico: grazie al ritrovamento di numerosi utensili e manufatti in pietra levigata, bronzo e ferro, nella Valle Staffora e nel vicino bobbiese, è possibile affermare che le montagne ebbero un antico popolamento. L’attuale provincia di Pavia, già nel I millennio a.C., fu sicuramente abitata da popolazioni liguri, provenienti dalla Gallia meridionale, tra i Pirenei e il Rodano, e suddivise in varie tribù di appartenenza. La civiltà derivata dalla fusione fra Celti e Liguri fu rispettata dai Romani che li conquistarono nel II sec. a. C. Successivamente, il progressivo incivilimento, spinse le popolazioni liguri sempre più a valle, portando alla nascita dei villaggi di fondovalle.

Geografico

La Valle Staffora è geograficamente compresa nella porzione Sud dell’Oltrepò Pavese che, a forma di cuneo, si inserisce entro confini naturali ben definiti, tra il Piemonte da un lato e l’Emilia dall’altro. Il paesaggio che ci si presenta oggi appartiene alla fascia compresa tra il fondovalle e la montagna, che si estende in lunghezza in direzione nord-sud fino al fiume Trebbia. Il continuo intersecarsi di valli e vallette, solcate da torrenti più o meno ricchi d’acqua, crea vedute paesaggistiche sempre diverse e spesso contrastanti tra loro nelle forme e nei colori. Il territorio, dal punto di vista fisico, può essere suddiviso in due zone distinte: collina e montagna. Il loro confine appare naturalmente delimitato dal brusco cambiamento morfologico, lungo la direttrice Pizzocorno, S. Albano, Valverde, Zavattarello e Val Tidone. La distinzione fra le due zone non è solo altimetrica ma dipende da altri fattori quali la natura del terreno, l’erosione degli agenti atmosferici, la giacitura delle rocce e le deformazioni subite nell’Era Terziaria. Nella zona montana sono caratteristici gli strati calcareo-arenacei-marnosi e argillosi, attraversati obliquamente e perpendicolarmente da numerose fratture, riempite da incrostazioni di calcite con cristalli ben evidenti. Molto frequente anche il complesso di “argille scagliose”. Inglobate in esse, verso le quote più alte si riscontrano rocce di tipo “eruttivo” o “fioliti”, detti “sassi neri” fra i quali quelli di S. Margherita Stàffora. Nella zona collinare, geologicamente più recente, sono presenti tutti i tipi di terreni: formazioni geologiche a dominante argillosa-marnosa e depositi quaternari di epoca recente. L’intensificarsi dei processi di degradazione delle rocce, sotto l’azione prolungata degli agenti esogeni, condizionando la circolazione delle acque, crea nel tempo una situazione di potenziale dissesto e instabilità, che in occasione di eventi pluviometrici intensi può dar corpo a fenomeni franosi notevoli.

Orografia

II territorio possiede alcune tra le più elevate vette dell’Appennino ligure-piemontese-lombardo-emiliano: Monte Lesima (1.724 metri), Monte Chiappo (1.700), Cima della Colletta (1.493), Monte Penice (1.460). Altre cime più basse, ma non meno suggestive e pregne di storia, per la presenza di torri e castelli in cattivo stato o parzialmente scomparsi, si ergono verso la collina e il piano. Il monte Vallassa è situato sullo spartiacque frala valle Stafforaela val Curone, all’altezza di Bagnaria, vicino al confine di provincia. La sua vetta è ancora in territorio pavese e, anche topograficamente, il monte è pertinente alla valle dello Staffora.

Flora

Boschi rigogliosi di vegetazione arborea cedua si stendono, sul fianco sinistro dello Stàffora, dal M. Rotondo (altitudine1.568 metri) e Boglelio (1.492) al Dego (639) e al Monte Vallassa (752); sul versante destro invece, dall’Alpe (1.253) al Calenzone (1.151) fino alle groppe coperte di castagni, racchiuse tra le valli del torrente Nizza e del Crenna.

Idrografia

II torrente Stàffora, che dà il nome all’omonima valle, nasce dalla cosiddetta Fontana di S. Giacomo (1.343 metri), nei pressi del Passo del Giovà, e confluisce direttamente nel Po a occidente di Cervesina (72 metri), dopo un percorso di 58 km. II suo bacino si estende su una superficie di 337,5 km2: quindi i fossi e i torrenti che in esso confluiscono sono parecchi, tutti pre-appenninici, perché incidono i fianchi esterni dell’Appennino. Essi presentano un carattere decisamente torrentizio, che raggiunge la piena nei periodi di maggior piovosità (autunno e primavera), ed esercitano una forte azione erosiva sulle sponde. Per diminuire o addirittura eliminare gli effetti negativi dell’erosione, sono stati costruiti i “gabbioni”: sbarramenti formati da calcestruzzo o pietre, versati in “gabbie” costituite da reti metalliche. Queste barriere rallentando la velocità dell’acqua, attenuando l’erosione delle sponde. Tra gli affluenti di sinistra va ricordato il torrente Lella, mentre fra quelli di destra, che sono numerosi, si trovano il Rio Montagnola, l’Aronchio, il Reganzo, il Crenna. Più vasto dei precedenti è il bacino del torrente Nizza: nasce dai monti di S. Albano e, raccogliendo il contributo di numerosi rivoli, il più abbondante dei quali è il Begna, sfocia nella Stàffora vicino a Ponte Nizza, dopo un percorso di 14 chilometri.

Il produttore
Caseificio f.lli Cavanna
Via Verdi, 7
Rivanazzano Terme (PV)
Tel. 0383 91406
Fax 0383 93470