L’accordo commerciale UK-Nuova Zelanda non piace alla filiera dairy inglese

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Netto il parere negativo che Dairy UK ha espresso in merito alla bozza di accordo di principio che regolamenterà gli scambi tra Gran Bretagna e Nuova Zelanda. Tale accordo di principio rappresenta il primo step che porterà al testo giuridico dell’accordo di libero scambio in vigore tra i due Paesi, una volta finalizzato e approvato dalle parti.

Che cosa prevede per burro e formaggio

Nell’accordo di principio si legge che il Regno Unito liberalizzerà completamente i dazi sul burro in un quinquennio, tramite 6 riduzioni di pari entità.

Durante tale periodo, vi sarà un contingente transitorio esente da dazi per le importazioni di burro dalla Nuova Zelanda per quantità crescenti: dalle 7.000 t dall’anno di entrata in vigore si passerà a rialzi annuali fino a 15.000 t nel quinto anno. Dal sesto in poi, il burro sarà esente da dazi e quote.

Schema simile per i formaggi. In 5 anni il Regno Unito liberalizzerà completamente i dazi sui formaggi, operando 6 riduzioni identiche.

In tale quinquennio sarà in essere un contingente transitorio esente da dazi per quantità crescenti di formaggio neozelandese e pari a: 24.000 t nell’anno di entrata in vigore; successivi incrementi annuali uguali sino a raggiungere la quota di 48.000 t all’anno 5. Il formaggio sarà esente da dazi e quote dall’anno 6 in poi.

Le lamentele della filiera dairy

In una nota, in merito al testo dell’accordo di principio, Dairy UK ha evidenziato lo squilibrio nelle opportunità di mercato e l’impatto sulla sostenibilità che l’accordo genera, e soprattutto, la mancanza di collaborazione tra governo e il comparto agricolo britannico.

Judith Bryans, amministratore delegato di Dairy UK, ha infatti commentato: “Questo accordo commerciale è un duro colpo per il settore lattiero-caseario del Regno Unito. Prevede l’eliminazione delle tariffe nell’arco di cinque anni e, grazie ai suoi costi di produzione inferiori, la Nuova Zelanda sarà in grado di assicurare una quota di mercato illimitata ai suoi prodotti lattiero-caseari smerciati nel Regno Unito.

“Sebbene questo accordo offra opportunità di esportazione anche alle aziende lattiero-casearie del Regno Unito, il mercato britannico è molto più grande rispetto a quello della Nuova Zelanda”. E ciò determinerà di fatto un’asimmetria.

Inoltre rincara Bryans: “In un momento in cui il settore lattiero-caseario britannico sta lavorando duramente per aumentare la propria sostenibilità, partendo da una base già molto elevata, questo accordo – così come quello con l’Australia – ridurrà il nostro controllo sull’impronta ambientale del consumo alimentare del Regno Unito”.

E secondo DairyUK lo schema potrebbe ripetersi anche per altri accordi commerciali sottoscritti dopo la Brexit dal governo.

“Nella sua fretta di concludere accordi, l’agricoltura del Regno Unito viene resa vulnerabile e sottovalutata rispetto ad altri settori economici. A lungo termine, c’è il rischio reale che l’agricoltura britannica si riduca, per gli scarsi guadagni. Potremmo diventare eccessivamente dipendenti dalle importazioni a causa di un settore agricolo in contrazione, minando così le nostre capacità di produrre alimenti”.

“Speriamo che i membri del Parlamento difendano i produttori e le imprese nazionali nel vagliare questo accordo e quelli futuri, per assicurarsi che siano equi e reciprocamente vantaggiosi”.