Unilever: 2023 deludente per il gelato

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Alcuni risultati del gruppo Unilever riferiti all’intero 2023:

-Crescita delle vendite del 7,0% con volumi positivi, in rialzo dello 0,2% nell’esercizio e dell’1,8% nel quarto trimestre

-Fatturato a 59,6 miliardi di euro con incidenza del cambio del -5,7% e dei disinvestimenti netti del -1,7%

-Margine operativo in incremento di 60 punti base al 16,7%, con un margine lordo in aumento di 200 punti base per l’anno e di 330 punti base nella seconda metà dell’anno

-Forte conversione di cassa del 111% con un flusso di cassa disponibile in crescita di 1,9 miliardi di euro a 7,1 miliardi di euro

Dichiarazione di Hein Schumacher, CEO

“I risultati del 2023 mostrano un miglioramento della performance finanziaria, con il ritorno alla crescita dei volumi e alla ricostituzione dei margini. Tuttavia, la nostra competitività resta deludente e occorre migliorare le prestazioni complessive. Stiamo lavorando per risolvere il problema e sbloccare il potenziale di Unilever.

A ottobre abbiamo definito un piano d’azione per la crescita incentrato su tre priorità: garantire una crescita di qualità superiore, aumentare la produttività e la semplificazione e, infine, maggiore focalizzazione sulla performance”.

Previsioni

Unilever prevede che le vendite sottostanti (USG) relative al 2024 rientreranno nell’intervallo pluriennale usuale, compreso tra il 3% e il 5%, con un migliore equilibrio tra volume e prezzo.

L’azienda si attende un modesto miglioramento del margine operativo sottostante per l’intero anno.

Allocazione del capitale

Nel 2023 il player ha continuato a rimodellare il portafoglio, allocando capitale a segmenti premium attraverso acquisizioni selettive e disinvestendo attività a bassa crescita, bilanciando al tempo stesso gli investimenti nell’azienda e i rendimenti per gli azionisti.

Tra le nuovi marchi premium entrati nel perimetro del gruppo figura Yasso Holdings, brand statunitense di frozen yogurt greco, con un’operazione completata il 1° agosto scorso.

Nel 2023, Unilever ha distribuito 5,9 miliardi di euro agli azionisti tra dividendi e riacquisti di azioni proprie.

Gelato (13% del fatturato corporate)

Il settore dei gelati ha aumentato le vendite sottostanti del 2,3%, con un +8,8% a valore e -6,0% in volume. Nel corso del 2023 i volumi hanno risentito sia dell’elevata elasticità dei prezzi, con i consumatori che sono passati ai formati più convenienti, sia di un’estate meno favorevole rispetto al 2022, in Europa in primis. Nel quarto trimestre, la crescita dei prezzi ha rallentato significativamente dopo la performance a due cifre della prima metà dell’anno.

Insomma un 2023 deludente con perdita della quota di mercato e della redditività. Unilever ha continuato a investire nei “Power Brands” come Magnum e Cornetto, che generano quasi l’85% del fatturato Business del gruppo. Questi marchi rimangono ben posizionati per soddisfare il desiderio dei consumatori di un gelato premium e appagante. I mercati emergenti hanno registrato un rialzo a cifra media, trainati dagli ottimi risultati in Turchia. Nel quarto trimestre l’azienda ha effettuato ulteriori investimenti promozionali, soprattutto in Nord America, per fronteggiare la competitività e il diminuzione dei volumi.

Nell’intero anno si è registrata una contrazione marginale del gelato artigianale (circa il 60% del business), con volumi in calo a una cifra ampiamente compensati dai prezzi. L’inflazione è rimasta elevata e il marchio del distributore ha guadagnato quota grazie alla richiesta di proposte convenienti in questa categoria voluttuaria. Negli Stati Uniti, il marchio Talenti oltre alle pinte ha adottato nuovi formati come mini barrette di gelato e sorbetto.

Il gelato fuori casa (circa il 40% del business) è cresciuto a una cifra seppur elevata, grazie a prezzi alti parzialmente compensati da un certo calo dei volumi. L’edizione limitata Magnum Starchaser e Sunlover ha funzionato bene, affermandosi come la maggiore innovazione mai realizzata dal brand.

Il margine operativo sottostante ha perso 90 punti base, trascinato da un margine lordo inferiore a causa della continua inflazione, mentre gli investimenti nel marchio e nel marketing sono aumentati.