Previsioni del PIL e scenari economici locali in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna

Fernando Zilio, presidente Unioncamere Veneto,  Maurizio Torreggiani, presidente Unioncamere Emilia-Romagna,  Gian Domenico Auricchio, presidente Unioncamere Lombardia. Foto Paolo Righi – Meridiana Immagini

(da sinistra): Fernando Zilio, presidente Unioncamere Veneto,
Maurizio Torreggiani, presidente Unioncamere Emilia-Romagna,
Gian Domenico Auricchio, presidente Unioncamere Lombardia.
Foto Paolo Righi – Meridiana Immagini

Nel 2015 per il PIL della macroarea, che comprende le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, e rappresenta il 40% della ricchezza complessiva nazionale, è prevista una crescita dell’1,2% rispetto allo 0,7% dell’Italia. È quanto emerge dall’analisi per la prima volta realizzata congiuntamente dalle Unioni regionali delle Camere di Commercio delle tre regioni – utilizzando i dati di fonte Prometeia sugli “Scenari delle economie locali” – e presentata in occasione della prima riunione congiunta delle Giunte delle tre Unioni regionali a suggello del Protocollo di collaborazione sottoscritto in tema di monitoraggio dell’economia, supporto all’internazionalizzazione e sviluppo della progettazione europea. Sulla base dell’analisi, sembra quindi confermarsi l’uscita dalla recessione e il rafforzamento dell’economia: dopo un’inversione di segno già dal 2014, in particolare per Lombardia ed Emilia-Romagna, per il 2015 si stima una crescita più ampia che colloca le tre regioni ai primi posti: l’incremento del PIL risulta dell’1,3% per la Lombardia e dell’1,1% per Veneto ed Emilia-Romagna. Nel quadro di un diffuso rafforzamento della crescita nel biennio 2016-2017, la macroarea manterrà la sua leadership a livello nazionale con un incremento del 2% per il 2016 e dell’1,8% per il 2017. Le positive previsioni per il 2015 nelle tre regioni incorporano i benefici che dovrebbero scaturire dall’Expo, soprattutto nella parte centrale dell’anno, ma anche da dinamiche più vivaci per l’export, gli investimenti e i consumi delle famiglie. Le esportazioni, supportate dalla debolezza dell’euro e dalla vivacità della domanda mondiale, trainano la ripresa e segneranno nel 2015 un’accelerazione complessiva per la macroarea del 5,6%, confermando la crescente importanza dei mercati esteri sulle economie regionali. Dopo le flessioni del biennio 2012-2013 e il lieve aumento nel 2014, nel 2015 anche i consumi delle famiglie registreranno una crescita più robusta pari all’1,8%, offrendo un contributo importante all’aumento del PIL della macroarea. La spesa per consumi pubblici sarà l’unica componente in diminuzione. Si delineano migliori prospettive anche per gli investimenti che torneranno a crescere a partire dall’anno in corso, invertendo la tendenza negativa registrata negli ultimi anni: l’aumento previsto per la macroarea è dell’1,4%. La dinamica degli investimenti ha risentito in modo particolare degli effetti della crisi e la scommessa sulla ripresa si basa sull’auspicio che si inneschi un processo di accumulazione di capitale. Il 2015 sarà un anno di crescita per tutti i settori della macroarea, ma con qualche differenza regionale. L’industria e i servizi cresceranno in tutte e tre le regioni in modo abbastanza omogeneo, con un aumento complessivo, rispettivamente, dell’1,6% e dell’1,2%. La dinamica occupazionale accelererà nel 2015, portando la variazione delle unità di lavoro nella macroarea dallo 0,3% del 2014 allo 0,6% per l’anno in corso. Una progressiva accelerazione è prevista in tutte e tre le regioni nel 2016 e 2017, in corrispondenza della crescita del PIL più robusta. Gli effetti positivi della crescita occupazionale incideranno anche sul tasso di disoccupazione che diminuirà di 0,1 punti percentuali già nel 2015. Questi scenari di previsione sulla macroarea, che si inseriscono in un quadro internazionale che presenta tendenze non omogenee e frammentate, sono senz’altro positive. Le opportunità che derivano dal deprezzamento dell’euro, dalla discesa delle quotazioni del petrolio e dall’espansione quantitativa della Bce certamente contribuiranno a favorire la ripresa. Tuttavia, gli effetti strutturali che la crisi ha determinato impongono anche una certa cautela. La ripresa potrà realizzarsi solo dall’effetto combinato delle componenti che determineranno la dinamica del PIL e, quindi, da un’accelerazione dell’export, da una crescita più robusta dei consumi ma, soprattutto, da un effettivo rilancio degli investimenti.

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