Buone le prospettive UE a breve termine per il lattiero

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Nell’edizione 28, la terza dell’anno, lo Short term agricultural outlook della Commissione europea evidenzia prospettive tutto sommato positive per il comparto agro-alimentare, soprattutto rispetto ad altre filiere, nonostante alcune incertezze e le conseguenze della pandemia.

I modelli emergenti sembrano rafforzare soprattutto tendenze attuali quali la crescente richiesta di cibo locale, filiere corte e vendite online.

Nel 2021, ipotizzando condizioni meteorologiche normali, la produzione di latte dell’UE potrebbe crescere a un ritmo modesto (+ 0,8%), trainata dal rialzo della resa (1,6%) a fronte di un’ulteriore riduzione della mandria da latte (-0,8%). Il ritmo di produzione rimane incerto, ma gli alti tassi di crescita del 2020 sarebbero difficili da sostenere in caso di una lenta ripresa della domanda.

Si prevede che l’epidemia di Covid-19 porterà a un ulteriore sviluppo delle vendite dirette per rispondere alla maggiore domanda di prodotti alimentari locali a filiera corta. Una tendenza peraltro che continuerà anche nel 2021.

Un brindisi al latte alimentare

La domanda continua a sostenere la crescita della produzione di latte alimentare dall’inizio dell’anno (circa + 4% rispetto a gennaio-luglio dello scorso anno). Il calo strutturale dovrebbe fermarsi, e volgersi in positivo (+1,5% nel 2020). A gennaio-giugno, le esportazioni comunitarie sono salite del 3%, trainate principalmente dalla Cina (+ 17%), il principale sbocco mercato dell’UE. È previsto un rafforzamento di questa tendenza verso la fine dell’anno, contribuendo a spingere complessivamente l’export dei prodotti lattiero-caseari freschi (FDP) nel 2020 (+ 8%).

Al contrario, la produzione di panna e yogurt potrebbe calare dello 0,5% nel 2020. Ciò per la concorrenza di altri grassi lattieri e la mancata compensazione delle ridotte quantità assorbite dal service da parte delle vendite al dettaglio e dall’export. A gennaio-giugno, le spedizioni di panna in Cina (36% delle esportazioni di panna dell’UE) sono aumentate del 40% e le esportazioni di yogurt nel Regno Unito (65% delle esportazioni di yogurt dell’UE) del 7%.

Nel 2021, è meno probabile che si osservi il fenomeno dell’accontamento delle scorte alimentari verificatosi durante i primi periodi di lockdown, poiché la catena alimentare si è dimostrata resiliente e i consumatori conoscono meglio le restrizioni imposte dalla pandemia. Di conseguenza, i consumi dovrebbero avere un trend decrescente (-0,4%), che si trasferirà anche all’ambito produttivo. È probabile che le esportazioni crescano ulteriormente (5%), guidate da un’immagine positiva dei prodotti lattieri freschi comunitari.

L’export delle polveri lattiere corre

I prezzi competitivi comunitari di SMP, WMP e burro continuano a sospingere le esportazioni dell’UE. L’export comunitario di SMP dovrebbe raggiungere il secondo record storico (850.000 t), mentre la produzione interna dovrebbe attestarsi ai livelli del 2017. Ciò porterà a un aumento della produzione del 5% nel 2020, e del 3% nel 2021, grazie dalla crescente domanda di export e ai prezzi accessibili.

A gennaio-giugno, le esportazioni di WMP dell’UE hanno continuato a salire (+ 12%), principalmente in Africa (+ 53%), mentre quelle verso il Vicino e Medio Oriente, i maggiori bocchi comunitari, hanno perso l’1%. Nonostante la crescente concorrenza della Nuova Zelanda nei prossimi mesi, i prezzi competitivi dell’UE dovrebbero consentire alle esportazioni dell’UE di rimanere stabili. Con una domanda UE costante (+0,2%), nel 2020 si produrrà quasi l’1% in più di WMP. Nel 2021, le disponibilità in tutto il mondo e una crescente sostituzione di WMP con altre polveri di latte ridurranno probabilmente le esportazioni dell’UE (-2%), determinando un calo della produzione (-0,5%).

Nonostante il rafforzamento del prezzo del burro UE, il suo commercio estero probabilmente raggiungera un record nel 2020 (320.000 t). Le perdite del canale service saranno probabilmente compensate dalle vendite al dettaglio, stabilizzando i consumi interni. Nel 2021, la ripresa della ristorazione e dei canali di vendita al dettaglio (ad esempio più ristoranti che offrono piatti da asporto, commercio elettronico) potrebbero portare al rialzo il consumo comunitario (+ 0,4%), favorendo la competitività dell’export UE. Ciò dovrebbe sostenere la crescita della produzione (+1%).

Export, un volano prezioso per i formaggi

Il consumo di formaggio UE continua a essere influenzato negativamente dalla chiusura dell’horeca, che potrebbe tradursi in un calo complessivo nel 2020 (-0,2%). La domanda globale di formaggi dell’UE rimane positiva, grazie al commercio soprattutto con Giappone, Svizzera, Corea del Sud e Ucraina che ha più che compensato le perdite nel mercato statunitense. Le esportazioni dell’UE dovrebbero crescere del 5%, sostenute da un aumento della produzione dello 0,7%. Nel 2021, gli assestamenti nella ristorazione e nei canali di vendita al dettaglio dovrebbero aiutare il consumo di formaggio dell’UE a rialzarsi dello 0,5%. Analogamente all’export, anche la produzione dovrebbe risalire dello 0,5%.

Producendo più formaggio, sarà maggiore il volume di siero generato (+3%) che andrà a soddisfare la crescente richiesta comunitaria di sieroproteine (+0,9%) e una domanda della Cina in ripresa. Ciò dovrebbe portare a positivi effetti sul commercio estero dell’UE (+ 5%).

 

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