Gli europei e la sicurezza alimentare

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Secondo un sondaggio Eurobarometro curato dall’EFSA il 55% degli europei ha un alto livello di conoscenza dei temi inerenti la sicurezza alimentare e due terzi ha cambiato il proprio comportamento dopo aver ricevuto informazioni a riguardo.

Nessuna preoccupazione prevalente

Quando la sicurezza alimentare è un dato di fatto, non vi è una singola preoccupazione che predomina in tutti i Paesi dell’UE (le risultanze per l’Italia sono mostrate in questa infografica). Tuttavia vi sono tre questioni che emergono con maggiore frequenza in 20 o più Stati membri dell’UE: l’uso improprio degli antibiotici, ormoni e steroidi negli animali da allevamento (44%), residui di pesticidi negli alimenti (39%) e additivi alimentari (36%).

Queste erano anche tra le principali preoccupazioni segnalate dall’Eurobarometro del 2010 sulla sicurezza alimentare. Tuttavia gli europei sembrano meno preoccupati di prima su questioni come gli OGM mentre questioni nuove come le microplastiche appaiono per la prima volta sul radar della sicurezza alimentare.

Alcuni risultati del sondaggio

-I fattori più importanti per gli europei nell’acquisto degli alimenti sono la provenienza (53%), il costo (51%), la sicurezza alimentare (50%) e il gusto (49%). Il contenuto nutrizionale è leggermente meno importante (44%), mentre etica e convinzioni personali sono al posto più basso (19%). Nel complesso il 41% degli intervistati dichiara di essere “interessato in prima persona al tema della sicurezza alimentare”. Solo appena più di un quinto degli europei (il 22%) afferma che la sicurezza è la sua principale preoccupazione nella scelta degli alimenti. Gli italiani si discostano un po’ dal comportamento medio all’acquisto europeo dal momento che enfatizzano maggiormente la provenienza (62%) e la sicurezza alimentare (61%) rispetto al prezzo (37%).

-Il 66% degli europei (e il 61% degli italiani) ha cambiato le proprie abitudini di consumo dopo aver ricevuto informazioni su un rischio alimentare. Per il 33% (26% in Italia) la variazione è stata permanente; per il restante 33% (35% in Italia) solo per un po’ di tempo.

-I cambiamenti nelle abitudini di consumo sono più comuni tra le donne, nelle fasce di mezza età e nei soggetti con livelli di istruzione più elevati.

-Le preoccupazioni più frequentemente citate sono “residui di antibiotici, ormoni o steroidi nelle carni” (44%), “residui di pesticidi negli alimenti” (39%), “inquinanti ambientali nel pesce, nella carne o nei derivati lattieri” (37%) e “additivi come coloranti, conservanti o aromi utilizzati in alimenti o bevande” (36%). Le risposte date dagli intervistati italiani ricalcano questa lista anche se i “residui di pesticidi negli alimenti” preoccupano molto meno (25%).

-La fiducia è riposta in massimo grado negli scienziati (82%) e nelle organizzazioni dei consumatori (79%) per le informazioni sui rischi legati agli alimenti, seguiti dagli agricoltori (69%), dalle autorità nazionali (60%), dalle istituzioni dell’UE (58%), dalle ONG (56%) e dai giornalisti (50%). Meno persone hanno fiducia in supermercati e ristoranti (43%), industrie alimentari (36%) e celebrità, blogger e influencer (19%). Quest’ultima voce nel sondaggio italiano sale di ben 10 punti percentuali.

-Il 43% degli intervistati (solo il 32% in Italia) afferma che “ci sono regolamenti in vigore per garantire che il cibo che mangiamo sia sicuro”.

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