Prospettive lattiere OCSE-FAO 2022-2031

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Prospettive favorevoli per il settore lattiero-caseario, ma all’orizzonte vi sono sfide per adattarsi alle mutevoli preferenze dei consumatori

 

Il latte e i prodotti lattiero-caseari sono fonti di nutrimento e permettono la sussistenza di milioni di persone lungo l’intera catena del valore a livello globale. La produzione mondiale di latte (circa l’81% di latte di vacca, il 15% di latte di bufala e, cumulativamente, il 4% tra di latte di capra, pecora e cammella) è aumentata dell’1,1% a circa 887 Mt nel 2021. A trainarla l’espansione produttiva in India e Pakistan supportata dall’ingrandimento delle mandrie da latte e dalla maggiore disponibilità di foraggio assicurato da piogge monsoniche favorevoli. La produzione di latte dei tre principali esportatori dairy (Nuova Zelanda, Stati Uniti e Unione Europea) ha vissuto rispettivamente un rialzo marginale, modesto e un leggero calo. La Cina, il maggiore importatore di derivati lattieri, ha guidato l’incremento del commercio mondiale della categoria.

Grazie all’aumento dei redditi e della popolazione, si prevede nel medio termine un consumo più consistente di prodotti lattiero-caseari. Complessivamente, il consumo pro capite dovrebbe aumentare dello 0,4% annuo a 21,9 kg (equivalente in solidi lattieri) entro il 2031 nei Paesi ad alto reddito rispetto al 2,0% annuo (21,2 kg) e all’1,5% annuo (5,4 kg) nelle nazioni a reddito medio-basso e a basso reddito, rispettivamente. La maggior parte della produzione lattiero-casearia è consumata sotto forma di derivati freschi (che sono non trasformati o lo sono solo leggermente (cioè pastorizzati o fermentati)) e la loro incidenza dovrebbe continuare a crescere nel prossimo decennio. E questo grazie al forte incremento della domanda in India, Pakistan e Africa. Nei Paesi a basso e medio reddito, i derivati freschi rappresentano oltre i due terzi del consumo lattiero medio pro capite. Al contrario i consumatori delle nazioni ad alto reddito prediligono quelli trasformati.

 

Continente che vai, derivato lattiero che trovi

È chiara la geografia regionale del consumo di prodotti lattiero-caseari trasformati. Dopo i latticini freschi, è il formaggio il secondo prodotto caseario più consumato (in termini di solidi del latte). Lo si mangia principalmente in Europa e Nord America, con un trend in crescita in entrambe le regioni. In Asia, non solo il burro conquista le preferenze dei consumatori (rappresenta quasi la metà di tutto il consumo di prodotti lattiero-caseari trasformati in termini di solidi del latte), ma ha anche la maggiore crescita attesa in termini di consumo. In Africa, il formaggio e il latte intero in polvere (WMP) rappresentano i derivati trasformati più popolari. Nel prossimo decennio, tuttavia, si prevede che il latte scremato in polvere (SMP) registrerà lo sviluppo più consistente, anche se da una base inferiore.

 

Il latte viene scambiato a livello internazionale principalmente sotto forma derivati trasformati. Si prevede che la Cina rimarrà il principale importatore di prodotti lattiero-caseari nonostante un leggero aumento della produzione nazionale di latte rispetto all’ultimo decennio. Il previsto aumento della domanda di importazione lattiera nei Paesi asiatici sarà guidato dalla crescita economica e demografica e dallo spostamento dell’alimentazione verso i prodotti di origine animale. Tuttavia, si prevede che il consumo pro capite rimarrà basso, rispetto ai tradizionali mercati di consumo. Anche la Federazione Russa, il Messico, il Vicino Oriente e il Nord Africa (NENA) continueranno ad essere importanti importatori netti di derivati lattiero-caseari. Nel medio termine, l’Unione Europea, la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti rimarranno i principali esportatori di prodotti lattiero-caseari trasformati e si prevede che nel 2031 da loro proverrà nel complesso circa il 65% dell’export di formaggio, il 71% di WMP, Il 74% di burro e l’80% di SMP.

 

Il mercato lattiero-caseario è solido e resiliente

 

Il COVID-19 ha avuto un impatto relativamente modesto sul settore lattiero-caseario, contrariamente alle preoccupazioni iniziali. All’interno della categoria, l’effetto maggiore è stato sui prezzi mondiali del burro a causa della chiusura del settore dell’ospitalità. Nel 2020 le quotazioni del burro hanno vissuto prima un drastico calo e poi da giugno un incremento. Nel 2021 il valore dell’Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari è aumentato del 17% con rialzi per tutti i derivati: per burro, SMP e WMP rispettivamente +30%, +22% e +27%; per il formaggio solo un +8,8%. La forte domanda globale, soprattutto dall’Asia e, in misura minore dal Medio Oriente, ha guidato tale balzo.

Dopo un rafforzamento negli anni precedenti, nel 2020 le esportazioni e le importazioni globali hanno rallentato a causa del confinamento pandemico. Nel complesso, tuttavia, il settore si è adattato rapidamente e ha mitigato molti dei gravi effetti osservati nei primi mesi della pandemia, mentre le esportazioni sono rimbalzate nel 2021.

La produzione mondiale di latte è cresciuta dell’1,1% nel 2021 a circa 887 Mt. In India, il maggiore produttore mondiale di latte, ha raggiunto i 195 Mt (+2,2). L’India, tuttavia, ha scarso impatto sul mercato lattiero-caseario mondiale poiché commercializza solo quantità marginali. Inoltre, la produzione indiana è stata relativamente inalterata dalla pandemia, mentre la materia prima in eccesso è stata avviata alla polverizzazione.

Le importazioni mondiali di prodotti lattiero-caseari nel 2021 dovrebbero aver raggiunto i 10 Mt, guidate da formaggio, latte in polvere e siero di latte in polvere, sostenute in particolare dalla domanda cinese. I principali esportatori, Nuova Zelanda, Unione Europea e Stati Uniti, hanno fornito gran parte della maggiore domanda di importazioni, mentre le esportazioni dagli Stati Uniti sono state ulteriormente sostenute da un rimbalzo dell’export verso il Messico.

Proiezioni di mercato: il consumo…

Si prevede che la quota di derivati lattieri freschi aumenterà nel prossimo decennio a causa della crescente domanda in India e Pakistan, guidata dal reddito e dall’aumento demografico. Si prevede che il consumo pro capite mondiale dei freschi dairy guadagnerà l’1,4% annuo nel prossimo decennio, un po’ più rapidamente rispetto agli ultimi dieci anni, grazie soprattutto al maggiore reddito pro capite.

Nei Paesi ad alto reddito, il consumo pro capite dovrebbe aumentare dello 0,4% annuo a 21,9 kg (solidi del latte), grazie ai prodotti trasformati di cui è prevista una crescita più forte. Al contrario, nei Paesi a reddito basso e medio-basso la maggior parte della produzione viene consumata sotto forma di derivati freschi: si prevede che il consumo pro capite aumenterà dell’1,5% annuo (5,4 kg) e del 2,0% annuo (21,2 kg), rispettivamente. Si prevede che il consumo di prodotti lattiero-caseari freschi sarà elevato in India e Pakistan, ma basso in Cina. La quota dei prodotti lattiero-caseari trasformati, in particolare del formaggio, sarà poi strettamente correlata al reddito.

 

In Europa e Nord America, la domanda pro capite complessiva di prodotti lattieri freschi è stabile o in calo, ma negli ultimi anni è cresciuta la propensione verso i grassi lattieri come latte intero e panna. Potrebbero aver influenzato i consumatori diversi studi recenti che hanno rivalutato i benefici per la salute correlati al consumo di grassi lattieri. Inoltre, questo cambiamento può riflettere l’emergente preferenza dei consumatori verso alimenti meno trasformati e forse un maggiore interesse per la cucina casalinga.

 

La quota maggiore del consumo totale di formaggio, il secondo prodotto lattiero-caseario più consumato, si verifica in Europa e Nord America, dove si prevede che il consumo pro capite continuerà ad aumentare nel periodo di proiezione. Altrettanto avverrà anche nelle regioni in cui tradizionalmente non compariva nella dieta, come nel Sudest asiatico.

Sebbene alcune regioni siano autosufficienti, come l’India e il Pakistan, si prevede che il consumo totale di prodotti lattiero-caseari in Africa, nel Sudest asiatico e nel NENA crescerà più rapidamente della produzione, favorendo così le importazioni soprattutto delle polveri lattiere.

L’uso di SMP e WMP continuerà a dominare nel settore manifatturiero (come dolciumi, alimenti per lattanti e prodotti da forno). Una piccola quota di prodotti lattiero-caseari, in particolare SMP e siero di latte in polvere, viene utilizzata nell’alimentazione animale. La Cina importa entrambi i derivati per l’alimentazione animale, ma l’epidemia di peste suina africana (PSA) ha ridotto la domanda. Sulla scia della ripresa prevista, la domanda di mangimi per SMP e siero di latte in polvere dovrebbe crescere nel prossimo decennio. Le polveri di siero di latte stanno guadagnando importanza a livello globale trovando impiego in prodotti nutrizionali, in particolare nell’alimentazione clinica, infantile e degli anziani.

… la produzione

Si prevede che la produzione mondiale di latte crescerà dell’1,8% annuo (fino a 1060 Mt entro il 2031) nel prossimo decennio, più velocemente della maggior parte delle altre principali materie prime agricole. Ci si attende un forte rialzo tanto della resa quanto della mandria da latte (1,2% annuo), soprattutto in regioni come l’Africa subsahariana, India e Pakistan.

La produzione nell’Unione Europea dovrebbe aumentare più lentamente rispetto alla media mondiale (0,5% annuo), grazie a una resa (+1% annuo) in grado di compensare il calo della mandria da latte (-0,5% annuo). Nell’Unione Europea crescerà la quota di latte biologico o ottenuto con altri sistemi non convenzionali. Attualmente, oltre il 10% delle vacche da latte rientra, ma non si limita, in allevamenti biologici situati in Austria, Danimarca, Grecia, Lettonia e Svezia. Anche Germania e Francia hanno visto un incremento della produzione di latte biologico. Sebbene abbiano resa inferiore (circa un quarto in meno rispetto alla produzione convenzionale) e costi superiori, gli allevamenti bio costituiscono oltre il 3% della produzione UE di latte, spuntando un notevole sovrapprezzo. In generale, la domanda interna (formaggio, burro, panna e altri derivati) dovrebbe crescere solo leggermente, con il surplus avviato soprattutto verso l’export.

A livello globale, nel prossimo decennio circa il 30% del latte verrà avviato alla trasformazione in burro, formaggio, SMP, WMP o siero in polvere.

Si prevede che solo la produzione di burro aumenterà a un ritmo leggermente superiore rispetto alla produzione complessiva di latte (+1,9% annuo). Ciò in seguito alla forte domanda di burro in alcune aree dell’Asia, dell’Unione europea e degli Stati Uniti. Si prevede che tutti gli altri prodotti lattiero-caseari avranno trend rialzisti annuali più lenti: SMP +1,8%, WMP +1,5%, formaggio +1,1%.

… il commercio

Solo il 7% circa della produzione mondiale di latte viene commercializzato a livello internazionale, principalmente a causa della sua deperibilità e dell’alto contenuto di acqua (oltre l’85%). Le eccezioni degne di nota sono le piccole quantità di prodotti lattieri fermentati scambiati tra le nazioni vicine (es. Canada e Stati Uniti, Unione Europea e Svizzera) e le importazioni cinesi di latte liquido e panna UHT dall’UE e dalla Nuova Zelanda. Le importazioni nette di prodotti i freschi della Cina nel periodo di riferimento hanno raggiunto 1,3 milioni di tonnellate e non si prevede che aumenteranno molto nel prossimo decennio.

 

Il commercio mondiale lattiero-caseario dovrebbe raggiungere le 14,2 Mt nel 2031 (+15%). Variabili le performance annuali: 1,7% per SMP, 1,6% per il formaggio, 1,5% per siero in polvere, 1,3% ​​per burro e 0,9% per WMP. La maggior parte di questa domanda sarà soddisfatta dall’aumento delle esportazioni da Stati Uniti, Unione Europea e Nuova Zelanda. Si prevede che questi tre Paesi rappresenteranno insieme nel 2031 circa il 65% delle esportazioni di formaggio, il 71% del WMP, il 74% del burro e l’80% di SMP. L’Australia ha perso quote di mercato sebbene rimanga un importante esportatore di formaggio e SMP. Anche l’Argentina è un importante esportatore di WMP e si prevede che rappresenterà il 5% delle esportazioni mondiali entro il 2031. Negli ultimi anni, la Bielorussia è diventata un importante esportatore, orientandosi principalmente verso il mercato russo a causa dell’embargo russo nei confronti di diverse aree.

L’Unione Europea continuerà ad essere il principale esportatore mondiale di formaggi, seguita da Stati Uniti e Nuova Zelanda. Si prevede che la quota UE nell’export caseario rappresenterà circa il 44% entro il 2031, sostenuta dalle performance in Canada (accordo CETA) e Giappone. Regno Unito, Giappone, Russia, Unione Europea e Arabia Saudita dovrebbero essere i primi cinque importatori di formaggio nel 2031.

La Nuova Zelanda rimane la principale fonte di burro e WMP sul mercato internazionale e si prevede che le sue quote di mercato si aggireranno rispettivamente intorno al 39% e al 58% entro il 2031. La Cina è il principale importatore di WMP dalla Nuova Zelanda, ma il commercio tra i due dovrebbe perdere di dinamicità nel periodo di proiezione.

Si prevede che la Cina continuerà a essere il principale importatore lattiero-caseario, in particolare per il WMP (la Cina assorbirà il 21,6% delle importazioni globali nel 2031). Il consumo pro capite di prodotti lattiero-caseari in Cina è relativamente basso ma continua ad avanzare. La maggior parte delle importazioni lattiere cinesi provengono dall’Oceania ma anche negli ultimi anni dall’Unione Europea (soprattutto per burro e SMP). Le importazioni di NENA dovrebbero provenire principalmente dall’Unione Europea, mentre gli Stati Uniti e l’Oceania dovrebbero essere i principali fornitori di latte in polvere nel Sudest asiatico. Nel complesso, i Paesi ad alto reddito importano la quota maggiore di formaggio e burro, rispettivamente del 54% e del 38% circa, con tassi che dovrebbero diminuire leggermente entro il 2031.