Il latte oggi: tra intolleranze e intolleranti

Sabato scorso, presso il Coop Forum Center in EXPO Milano 2015, si è tenuto un convegno promosso da Parmalat sul tema “Il Latte oggi: tra intolleranze e intolleranti”, che ha riunito esperti di diverse discipline per chiarire alcuni punti controversi e presentare le più recenti evidenze della letteratura scientifica internazionale, molto spesso non del tutto note. Nonostante sia ormai appurato il fatto che sia un’ottima fonte di proteine, di vitamine e di calcio, il latte è spesso al centro di discussioni e polemiche legate ai temi dell’obesità, delle intolleranze e di patologie di vario tipo.

Andrea Poli, presidente NFI (Nutrition Foundation of Italy), dati alla mano, ha sfatato le ricorrenti tesi per cui il latte farebbe male all’organismo adulto – non aumenta il rischio di infarto di cuore, e l’impatto sull’incidenza dei tumori è irrilevante. «A fronte dell’assenza di effetti negativi sul rischio di queste patologie – ha affermato Poli – stanno alcuni dati preliminari, ma di evidente interesse, su un possibile effetto protettivo del consumo di latte stesso sul rischio di declino cognitivo e demenza. Combinate con l’azione protettiva del consumo di latte sul rischio di ictus, queste evidenze sottolineano il ruolo di un regolare consumo di latte nel mantenere per tutta la vita uno stato di buona salute».

Sul ruolo del latte nell’alimentazione odierna si è soffermata anche Marisa Porrini, direttore del Dipartimento di Scienze Alimenti, Nutrizione e Ambiente, dell’Università di Milano sottolineando come questo alimento sia da raccomandare nella dieta quotidiana per via delle sue importanti valenze funzionali – prima fra tutte l’apporto di calcio, elemento essenziale per l’organismo durante tutte le diverse fasi della vita, tanto da dover raccomandare il consumo di alimenti fortificati con calcio o di supplementi ai sostenitori della dieta vegana.

«A testimonianza dell’importanza del latte nella dieta quotidiana, il ruolo di questo prezioso alimento sarà confermato anche dalle linee guida dell’alimentazione italiana di prossima pubblicazione» ha commentato Porrini.

Marco Trezzi, direttore R&D Parmalat, ha invece sottolineato come sul mercato siano presenti oggi prodotti adatti alle diverse esigenze dei consumatori, e non è un caso che siano disponibili diversi tipi di latte. Attenzione particolare è stata data al tema dell’intolleranza al lattosio (che varia da popolazione a popolazione), sulla sua origine, sulla differenza tra intolleranza vera e propria e deficit di lattasi (l’enzima in grado di digerire il lattosio) e sulla risposta dell’industria – e quindi di Parmalat – a questa esigenza: l’offerta di latte delattosato, che prevede un metodo di scissione del lattosio nei suoi due componenti, rendendoli facilmente assorbibili. «Altro che la specie umana non è nata per bere latte: il patrimonio genetico dei nostri antenati si è adattato a bere latte migliaia di anni fa e questo ha dato loro un fantastico vantaggio evolutivo» ha concluso Trezzi.

Infine è intervenuto il Prof. Vincenzo Fogliano, direttore del Dipartimento di Food Quality & Design all’Università di Wageningen (Olanda), che ha fatto il punto sulle nuove tendenze della ricerca nel mondo del latte. L’aumento della popolazione mondiale impone la necessità di rendere disponibili a tutti le proteine e i micronutrienti di cui il latte è ricco e questo rappresenta un’opportunità importantissima per il settore. Contrariamente a quanto molti pensano, il latte rappresenta ancora il modo più sostenibile di assumere con la dieta calcio e molte vitamine e si continuano a migliorare le tecnologie per conservarlo ed utilizzarlo nel modo migliore. Mentre in alcuni paesi Occidentali la rete diffonde notizie prive di qualsiasi fondamento, in Africa e Asia la diffusione del consumo di latte sta aiutando milioni di persone a migliorare il profilo nutrizionale della dieta.

 

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