Focus

La produzione latte nel 2030

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Gli scenari

L’estesa analisi ha messo in risalto i driver di base, ovvero la regolamentazione del mercato del latte e dei prodotti derivati e, la capacità delle aziende di adottare innovazioni tecnologiche, nelle loro configurazioni estreme le quali mostrano quattro scenari sintetizzati nella figura 3.

(a) Figura 4. Distribuzione delle aziende da latte nel comprensorio del Parmigiano-Reggiano nel 2010 (a) al 2020 (b) al 2030 (c)

 

Scenario A: mercato liberalizzato con bassa capacità d’innovazione tecnologica

L’elevata concorrenza tra produttori latte nazionale e internazionale, nel mercato completamente libero con scarsa innovazione tecnologica, vede i primi a soccombere rispetto ai secondi, per una svantaggiata struttura dei costi produttivi tra i quali spicca l’elevato costo del terreno a cui fa seguito una ridotta redditività di settore.

Scenario B: mercato autoregolato con bassa capacità d’innovazione tecnologica

La condivisione di regole comuni tra gli imprenditori da sola non è sufficiente a garantire l’ammortizzamento delle oscillazioni dei prezzi internazionali che creano forti difficoltà alle aziende meno efficienti per scarsa innovazione, costrette in molti casi ad uscire dal mercato.

(b)

Scenario C: mercato autoregolato con alta capacità d’innovazione tecnologica

In questo scenario i produttori latte condividono regole comuni per strutturare l’offerta adeguandola alla domanda nazionale ed internazionale. L’adozione delle innovazioni tecnologiche porta alla efficacia gestionale che consente loro una idonea redditività.

Scenario D: mercato liberalizzato con alta capacità d’innovazione tecnologica

A fronte della liberalizzazione del mercato, i produttori del nord Italia possono elaborare strategie condivise, assicurandosi in tal modo uno spazio vitale purché siano in grado di autofinanziarsi. Se così non fosse, in mancanza di adeguato sostegno pubblico, potrebbero uscirne marginalizzate dal mercato e costrette ad uscirne.

(c)

Trasferimento degli scenari su scala territoriale

Applicando le indicazioni dei potenziali scenari nel comprensorio di produzione del formaggio Parmigiano Reggiano DOP si possono mappare gli impatti sulla localizzazione delle circa 3.500 aziende da latte operanti nel 2010 e riportati nella figura 4a. Le ipotesi di scenario al 2020 valutano diversi aumenti delle dimensioni aziendali e dell’aumento di produzione latte per effetto dell’abolizione delle quote latte. La combinazione dei due fattori porterebbe a una crescita produttiva media delle aziende che restano attive del 20%, che include largamente un aumento fisiologico medio a livello nazionale sui 10 anni del 5%. Il risultato della mappatura si vede nella figura 4b. Il possibile scenario al 2030, rappresentato in figura 4c, prevede un aumento delle dimensioni aziendali con medie superiori ai 100 capi per azienda. In questo caso, nell’arco dei 20 anni si potrebbe ipotizzare un aumento medio di produzione di latte del 10%; in tal modo, la combinazione dei due fattori comporterebbe un forte diradamento delle unità produttive, stimato addirittura al 48% al 2020 a cui si aggiungerebbe una ulteriore riduzione del 26% al 2030 (800-900 aziende da latte).

Proposte di strategie aziendali e politiche

Nelle conclusioni finali a riguardo delle proposte di strategie aziendali e politiche si legge: «Sta pertanto agli attori del settore guidare questa fase di transizione nella direzione auspicata. Per raggiungere tale obiettivo, certamente fondamentale è il ruolo dei decisori pubblici e delle amministrazioni pubbliche, che possono agire sul settore mettendo in atto, in collaborazione con i vari soggetti della filiera una serie di politiche…La presente analisi è pertanto utile per capire anche quali di queste politiche siano risultate utili e quindi vanno probabilmente mantenute o rafforzate, e quali, al contrario non è utile supportare». Speriamolo fortemente!