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La produzione latte nel 2030

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[box bg=”#cccccc” color=”#000000′ title=’Quale futuro per i produttori latte in Italia?’]

Tra i ricercatori del CRPA, il dr. Alberto Menghi è tra coloro che si sono maggiormente spesi per la buona riuscita del progetto e a lui abbiamo chiesto qualche pensiero riassuntivo.

Dr. Alberto Menghi, ricercatore CRPA

Dr. Menghi, quale futuro prevede per i produttori latte italiani?

L’agroalimentare è una bandiera italiana importante, ma troppo spesso ci si concentra sul prodotto finale perdendo di vista la materia prima. Forse il fatto di produrre una serie interminabile di prodotti caseari di eccellenza ci ha fatto un po’ perdere il senso di raccordo esistente tra il prodotto finito e i prodotti di partenza, i terreni, i foraggi, le vacche. Gli allevatori sono, infatti, le combinazioni di questi fattori che permettono la produzione di latte e quindi per ultimo dei formaggi che tutti conosciamo e apprezziamo. Il mondo allevatoriale è in una crisi profonda e lo è perché il prodotto agricolo (latte) si sta sempre di più scollando dal prodotto finito: il mondo è globale e il latte per fare i formaggi lo posso comprare dove mi costa meno e a volte anche con le caratteristiche che voglio.

Che cosa avete fatto in pratica per “intravedere il futuro”?

La ricerca ha cercato di capire, in questo contesto, quale futuro può esserci per i produttori di latte italiani. Per far questo abbiamo provato a mettere intorno ad un tavolo tutti coloro che potessero rappresentare i vari aspetti del mondo produttivo: dagli allevatori agli esperti di mercato, ai fornitori di mezzi tecnici, ai veterinari, ai politici, associazioni di categoria, accademici del settore, gli industriali.

Insomma una pluralità di opinioni da elaborare. Si trovarono le parole chiavi vincenti?

Un dibattito che ci ha permesso ci mappare e mettere per iscritto la complessità di produrre latte e tramite una serie di passaggi successivi individuare i punti chiave che saranno il perno per i produttori latte nel futuro, primi di tutti: aggregazione e innovazione tecnologica. Probabilmente, non mancano i punti da migliorare… In tutto questo è emersa la totale assenza di progettualità del settore e la difficoltà a superare i compartimenti stagni in cui gli allevatori operano (talune produzioni DOP, organizzazioni di rappresentanza professionale, aree geografiche di residenza). Le due cose vanno in realtà in parallelo se, infatti, i compartimenti hanno difficoltà a dialogare e trovare punti in comune, difficilmente potranno mettersi intorno a un tavolo per lavorare a progetti comuni in grado di tutelare tutti gli anelli della filiera.

Per sintetizzare il tutto?

Il tutto si traduce in una generale debolezza del settore che potrebbe lasciare ampi spazi alla colonizzazione da parte di latte estero e di industrie di trasformazione straniere. È tempo di scelte!

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