Latte con tracce di fertilizzanti

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Le conseguenze internazionali

Al momento, i fatti hanno generato almeno tre importanti conseguenze internazionali. La prima consistente nella dura decisione dell’autorità cinese alle importazioni “Amministrazione Generale della Supervisione della Qualità, Ispezione e Quarantina”, AQSIQ, con effetto dal 1° maggio 2013, relativa alla istituzione della quarantena di controllo e ispezione, con obbligo di ritorno ai Paesi d’origine o distruzione entro tre mesi per tutti i prodotti lattiero-caseari destinati al mercato cinese non ritenuti idonei. La seconda conseguenza di carattere mercantile è stata registrata a metà febbraio 2013, ed è consistita nei rialzi dei prezzi delle polveri di latte, posizionate a 3.468 $/ton per il latte intero e 3.554 per lo scremato, per il coincidente aumento della domanda di prodotto sicuro dalla Cina e dall’Algeria. La terza sta nel fatto che ancora una volta risulta intaccata e contaminata l’immagine naturale della purezza del latte e ciò ha scatenato nuove ansie, paure ed esagerazioni in molte parti del mondo.

La problematica analitica

In Nuova Zelanda il pagamento del latte qualità, oltre ad altri parametri, considera il valore delle proteine totali (crude protein). Le analisi sono effettuate con il metodo Kjeldhal che applicato alle diverse metodiche consente anche di separare le diverse frazioni proteiche. In alcuni casi si misurano le proteine totali (crude protein), determinando tutto l’azoto e moltiplicando il risultato per il fattore 6,38; in altri casi invece si misurano solo le proteine vere (true protein), ovvero solo il dato relativo alle caseine e alle sieroproteine. I Paesi che effettuano il pagamento latte in base al contenuto delle proteine vere sono la Francia, gli USA e il Canada. In effetti la maggioranza dei Paesi misurano complessivamente le caseine, le siero proteine e l’azoto non proteico e restano vulnerabili ad eventuali contaminazioni o adulterazioni, appunto perché in questa ultima frazione sono incluse le potenziali quanto indesiderabili presenze di urea, di melamina, di DCD ecc. che potrebbero innalzare il contenuto dell’azoto totale e quindi del valore proteico totale calcolato  in  figura 1.

Casualità o adulterazione?

Come si diceva in apertura, le ipotesi sulle cause della contaminazione restano da chiarire. Cause involontarie per il passaggio della DCD ingerita al pascolo e rilasciata dalla vacca da latte dopo il metabolismo del rumine? Cause volontarie finalizzate al vantaggio economico? Entrambe sono in attesa di verifiche! Indubbiamente i quesiti sono gravi e di non facile risposta, auguriamoci per il bene di tutta la filiera latte del mondiale, venga fatta immediata e totale chiarezza.